Personalità
complessa quella di Pino Spinelli, dove l’arte non sembra
racchiudersi nell’esaudirsi di un solo desiderio, di un solo
gesto. E’ come se all’artista non bastasse parlare con
una voce sola. Dall’acquarello alla ceramica, fino alla pittura
ad olio, all’incisione, all’esperienza dei grandi affreschi,
si avverte una carica espansiva segno eloquente di una vocazione
polifonica e polisemantica dell’arte.
Nel paesaggio, nella veduta, la creatività non trova stasi
esprimendosi in un’allocuzione diversificata che va dalla
descrizione ad minimum, veloce ed essenziale dell’acquarello
fino alla grande apoteosi della pittura parietale, allo sviluppo
di un dialogo sincronico tra diverse manualità e pensieri
sull’arte, sulla composizione e lo spazio. Negli acquarelli
si snoda il filo di una narrazione di storie quotidiane e minori
mai aneddotica o didascalica ma piuttosto interessata a cogliere
l’esemplarità dell’attimo, come se l’artista
lombardo avvertisse la necessità di fissare per poi poter
ricordare pittoricamente l’emergenza umana e quotidiana di
un momento che diviene metafora dello scorrere di un’intera
esistenza. La città non è un contesto assordante ma
uno spazio aperto e dilatato, una sorta di palcoscenico dell’anima
dove ogni attimo scorre senza frastuono, immerso in una calma che
è pausa di riflessione tradotta nell’astrazione e sospensione
temporale dell’immagine. Metafisica dell’anima. Negli
scorci prospettici, nei vicoli illuminati dal calore di una luce
invernale, nella conversazione silenziose delle figure, la vita
scorre lenta increspandosi tra le pieghe della pittura: si disfa
e si ricompone senza lasciar trapelare l’esistenza del dubbio,
l’assalto del dramma o del turbamento. Nell’arte di
Pino Spinelli sembra concludersi la grande metafora della natura
e del paesaggio tipica del chiarismo lombardo da Del Bon a Scaravelli
in una visione di realtà che non si presta a divenire inutile
fraseggio ideologico o baluardo strumentale tipico di una pittura
di maniera. Anche nei manifesti pubblicitari Pino Spinelli avverte
il desiderio di esprimere una concezione del messaggio “allargata”
verso la pittura: il marchio non è imprinting commerciale
ma piuttosto emblemata, occasione per parlare ancora e ancora di
più di pittura a voler dimostrare che è possibile
allargare le relazioni non più antitetiche tra comunicazione
artistica e prodotto di consumo. Come gèttare un ponte tra
oggetto, rappresentazione e realtà.
Lidia
Reghini di Pontremoli (settembre 2005)
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