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L'Arte di Pino Spinelli vista da Lidia Reghini di Pontremoli ( Storico e Critico d'Arte )
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Personalità complessa quella di Pino Spinelli, dove l’arte non sembra racchiudersi nell’esaudirsi di un solo desiderio, di un solo gesto. E’ come se all’artista non bastasse parlare con una voce sola. Dall’acquarello alla ceramica, fino alla pittura ad olio, all’incisione, all’esperienza dei grandi affreschi, si avverte una carica espansiva segno eloquente di una vocazione polifonica e polisemantica dell’arte.
Nel paesaggio, nella veduta, la creatività non trova stasi esprimendosi in un’allocuzione diversificata che va dalla descrizione ad minimum, veloce ed essenziale dell’acquarello fino alla grande apoteosi della pittura parietale, allo sviluppo di un dialogo sincronico tra diverse manualità e pensieri sull’arte, sulla composizione e lo spazio. Negli acquarelli si snoda il filo di una narrazione di storie quotidiane e minori mai aneddotica o didascalica ma piuttosto interessata a cogliere l’esemplarità dell’attimo, come se l’artista lombardo avvertisse la necessità di fissare per poi poter ricordare pittoricamente l’emergenza umana e quotidiana di un momento che diviene metafora dello scorrere di un’intera esistenza. La città non è un contesto assordante ma uno spazio aperto e dilatato, una sorta di palcoscenico dell’anima dove ogni attimo scorre senza frastuono, immerso in una calma che è pausa di riflessione tradotta nell’astrazione e sospensione temporale dell’immagine. Metafisica dell’anima. Negli scorci prospettici, nei vicoli illuminati dal calore di una luce invernale, nella conversazione silenziose delle figure, la vita scorre lenta increspandosi tra le pieghe della pittura: si disfa e si ricompone senza lasciar trapelare l’esistenza del dubbio, l’assalto del dramma o del turbamento. Nell’arte di Pino Spinelli sembra concludersi la grande metafora della natura e del paesaggio tipica del chiarismo lombardo da Del Bon a Scaravelli in una visione di realtà che non si presta a divenire inutile fraseggio ideologico o baluardo strumentale tipico di una pittura di maniera. Anche nei manifesti pubblicitari Pino Spinelli avverte il desiderio di esprimere una concezione del messaggio “allargata” verso la pittura: il marchio non è imprinting commerciale ma piuttosto emblemata, occasione per parlare ancora e ancora di più di pittura a voler dimostrare che è possibile allargare le relazioni non più antitetiche tra comunicazione artistica e prodotto di consumo. Come gèttare un ponte tra oggetto, rappresentazione e realtà.

Lidia Reghini di Pontremoli (settembre 2005)

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