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L'Arte di Pino Spinelli vista da Raffaele De Grada ( Critico d'Arte )
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"...Pino Spinelli ha subito avuto un gran fiato da quando ha incominciato a dipingere perchè è partito deciso con grandi tele su cavalletto e con affreschi che sono dispersi in molte località lombarde. E' cioè partito allo stesso modo dei grandi pittori del passato che hanno fatto prima il mestiere di pittori con relative fatiche, le necessità del vivere da soddisfare, la voglia di vedere subito la resa del proprio lavoro e il bisogno di richiamare le tradizioni lombarde e di riesprimerle in forma nuova onorando gente e natura della sua terra.
Così dopo i primi acquerelli, quasi come una prova di capacità e un intesa con il colore, ecco appararire i suoi murali.
Ricordo di avere visto quello di Desio e subito più che le figure in prima fila ero rimasto colpito dallo sfondo, dai segni leggeri del cielo, i tetti ancora sopiti della città.
Poi ecco le figure come volessero ripetere Maestri del Trecento e Quattrocento ma con dentro il piglio sociale progressista di Pellizza da Volpedo con qualcosa di quel Quarto Stato anche se quei lavoratori erano lombardi e non contadini piemontesi.
Spinelli continuò nei suoi murali per anni ma intanto tornava più sicuro sugli acquarelli e scopriva successivamente il paesaggio e il suo realismo passavano le ombre metafisiche e gli incanti della fissità delle bottiglie e delle casette rosse di Morandi.
L'amicizia e il lavorare con Birolli ha dato certo i suoi frutti in una personalità così sensibile come quella di Spinelli e non soltanto negli affreschi e nei grandi dipinti. Birolli era anche cultura, era dubbio, era tormento di rinnovamento e Spinelli ne sentiva il fascino e ne approfondiva i temi mentre nascevano, dentro di lui nuove soluzioni soprattutto nella robustezza del colore e in una ricerca stilistica spinta fino a fargli produrre incisioni che uniscono alla corposità del racconto il segno raffinato di un artista che non rinuncia a guardare avanti".

Raffaele De Grada

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