"...Pino
Spinelli ha subito avuto un gran fiato da quando ha incominciato
a dipingere perchè è partito deciso con grandi tele
su cavalletto e con affreschi che sono dispersi in molte località
lombarde. E' cioè partito allo stesso modo dei grandi pittori
del passato che hanno fatto prima il mestiere di pittori con relative
fatiche, le necessità del vivere da soddisfare, la voglia
di vedere subito la resa del proprio lavoro e il bisogno di richiamare
le tradizioni lombarde e di riesprimerle in forma nuova onorando
gente e natura della sua terra.
Così dopo i primi acquerelli, quasi come una prova di capacità
e un intesa con il colore, ecco appararire i suoi murali.
Ricordo di avere visto quello di Desio e subito più che
le figure in prima fila ero rimasto colpito dallo sfondo, dai
segni leggeri del cielo, i tetti ancora sopiti della città.
Poi ecco le figure come volessero ripetere Maestri del Trecento
e Quattrocento ma con dentro il piglio sociale progressista di
Pellizza da Volpedo con qualcosa di quel Quarto Stato anche se
quei lavoratori erano lombardi e non contadini piemontesi.
Spinelli continuò nei suoi murali per anni ma intanto tornava
più sicuro sugli acquarelli e scopriva successivamente
il paesaggio e il suo realismo passavano le ombre metafisiche
e gli incanti della fissità delle bottiglie e delle casette
rosse di Morandi.
L'amicizia e il lavorare con Birolli ha dato certo i suoi frutti
in una personalità così sensibile come quella di
Spinelli e non soltanto negli affreschi e nei grandi dipinti.
Birolli era anche cultura, era dubbio, era tormento di rinnovamento
e Spinelli ne sentiva il fascino e ne approfondiva i temi mentre
nascevano, dentro di lui nuove soluzioni soprattutto nella robustezza
del colore e in una ricerca stilistica spinta fino a fargli produrre
incisioni che uniscono alla corposità del racconto il segno
raffinato di un artista che non rinuncia a guardare avanti".
Raffaele
De Grada
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